giovedì 26 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : MIRYAM

Tra il paradiso e l'inferno


Anima rinchiusa
sbarre di ferro
in coltre d'egoismo
una gabbia dorata
educata e rispettosa
saggia e forte
Ora
resta sospesa
tra il paradiso e l'inferno
in attimi stupendi
Momenti fermi nel tempo
spazio infinito irreale
toccare il paradiso
passando prima per l'inferno
scendendo nell'abisso sconosciuto
Tentare
d'inchiodarsi alla quercia secolare
faro di rifugio delle notti insonni
per guardare il mondo da una fessura
che il vento dell'amore travolgente
Sospinge e Sradica
Abbatte e Taglia
nel frastuono di accordi struggenti
in pensieri struscianti
accompagnati da chimere e chitarre
Tristezza e Sorriso
Pianto e Speranza
una lotta senza fine
Ascoltare una musica dolce
che narra la storia delle onde
sulla spiaggia d'inverno
solitaria e sconfinata
con l'eco dell'amore fuggente
popolata fantasticamente
da angeli e demoni
risucchiati e scissi
Illusioni di una vita vissuta
nei sogni reali
afferrati con sdegno dalle mani
estirpati dall'influsso infernale
rinchiusi nei drappi del paradiso

mercoledì 25 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : FARALUNA


Le due donne e la bambina interiore


Sono all'interno di una grande caverna in penombra.

Attraverso una vasta apertura irregolare vedo un panorama variamente colorato e rilassante.

Al centro il mare.

La linea dell'orizzonte interseca il volto di una donna
per metà immerso nell'acqua del mare.

I suoi occhi semichiusi guardano in lontananza verso il basso;
sono rilassati e rivolti a guardare la profondità del mare.

Al di qua della linea dell'orizzonte, tra il mare e la caverna,
il volto di un'altra donna che pare distesa su un fianco lungo il bagnasciuga.

I suoi occhi aperti e rilassati guardano verso l'apertura della caverna.
Uno sguardo profondo, intenso, che incontra il mio
e pare un tacito invito ad uscire, ad avvicinarmi a lei.

Entrambi i volti mi trasmettono un grande senso di pace e serenità.

All'uscita-ingresso della caverna vedo una bambina appoggiata
su una staccionata di legno.

Ho un sussulto, la guardo con gli occhi sgranati;
resto fissa, immobile, come paralizzata.

Lei pare assorta, pensierosa, forse un pò preoccupata.

Il suo sguardo è su di me, ma nello stesso tempo pare che
guardi oltre di me.

Ci guardiamo a lungo, in un muto tacito dialogo.

Pare mi dica:"Quando ti decidi?".

E' la mia bambina interiore che da tempo ho trascurato
lasciandola relegata in un angolino.

Forse non l'ho voluta più incontrare per non farmi rimproverare.

Ma lei c'è sempre, non è andata via; ora è lei che ha deciso di incontrarmi; mi stava aspettando, si è stancata di essere messa da parte.

E' una bambina, ma sembra più matura di me.

E il suo sguardo continua a chiedermi:"Quando ti decidi?".

faraluna

lunedì 23 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : FRANCO


La curva del mare

All’orizzonte piega l’immensità del mare
e laggiù, lontano, si fonde la terra al cielo.
In quel vago, distante confine, ricerco una luce,
una speranza, due grandi occhi neri e un chiaro sorriso.

Ma un velo di lacrime offusca la vista,
e solo il ricordo m’illumina ancora,
dandomi modo d’inseguirti nel tempo,
di cercar nella mente quei giorni felici.

All’orizzonte piega la curva di un mare
pieno di lacrime del pianto di tua madre,
pieno di sale che brucia le ferite
aperte sul cuore di chiunque t’ha amato.

Aspetto con ansia quel tempo,
non so se lontano o vicino,
che con te mi farà ritornare
ed insieme, nel vento, andremo per mano.

All’orizzonte si fonde la terra col cielo,
quel cielo che un giorno ha voluto chiamarti,
per aggiungere ancora una stella al creato,
e ogni sera vi guardo, ti cerco e vi cerco una luce.

Ogni sera, in quel cielo lontano, una luce vi trovo,
una flebile fiamma che mostra la strada
e m’infonde il coraggio di prestarti la voce
per gridare nel vento parole d’amore.

Una voce leggere, nel petto strozzata,
da un dolore più grande della curva del mare
ma forte abbastanza per cantare la vita,
una vita felice che andava vissuta
e il destino, la strada invece han rubata.

Franco Ciacci

sabato 21 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : FREESPIRITMAN

L'ADDIO DEGLI AMANTI

Quattro piccole candele
piangono lacrime di cera sul tappeto
Quattro timide fiammelle
disegnano ombre sul soffitto
facendole danzare per l'ultima volta
Un acre profumo di sesso
ancora aleggia nel disordine del letto
E una piccola valigia rossa
aspetta sulla porta.
Fuori un vento gelido del nord
sospinge spesse nubi gonfie di ricordi
soffocando il respiro della luna.
E poi, un taxi rapidamente si allontana
restituendo il silenzio alla notte
e nulla.... sarà più come prima

venerdì 20 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : LUIGINA




IL SOGNO

Resti ancorata a quello sguardo
che si perde nell'infinito mare
e che sogna il fondale marino,
per ritrovare il sorriso di un
tempo lontano.

Resti a guardare quel viso
che attende il silenzio
di un mondo interiore,
troppo distratto dal
colore di un momento.

Resti a sognare quegli occhi
che sanno di mare,
mentre l'onda leggera
diventa esplosione di vita,
che irrompe nel cuore.

giovedì 19 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : TALAMASCA

Ne resta uno

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Colgo una margherita, piccola e gracile,

Strappo il suo stelo, lo tengo tra le dita

Al naso, sento odore di piscio di gatto

Sfoglio un petalo, bianco trasparente tanto è fino

Ne sfoglio un altro, giallo e bruttino

Sono corolle bianche quelle che stanno tra me e il panorama

Sono tante cangianti di verde circondate, quel verde anemico come il cuore di tanti

Strappo via un pugno di margherite, da questa terra che anch’essa vien via

Rubo dieci fiori con la zolla, ballonzola lombrichi e humus nero di sterco

La porto ai denti, la mordo di rabbia, la sputo via lontano

Intrisa di bava, gocciola sangue di animale ancora vivo

La ricongiungo terra alla terra, a comporre vita e cuore

Terra e margherite, petali e amore, alla fine respira solo un fiore

Gonfio e pulsante, è fra tutti quello più vivo

Il mio cuore.

martedì 17 novembre 2009

POESIE IN VETRINA : SARA

L’ESATTA DIMENSIONE


Sei nella scodella di latte mattutina

e nel piatto frugale della sera,

ingurgitato

per non restare indietro con la vita.

Sei nelle parole accartocciate

per il troppo silenzio,

nei coriandoli sbiaditi d’una falsata allegria,

nel pulsare snervato del rivo nelle vene,

persino nel battito del tempo:

mesi ed anni arrugginiti

nel distacco.

Nel mio cuore,

vergato a lettere dorate,

il nome più bello del calendario,

- il tuo nome -:

perennemente

nei chiaroscuri

dei miei pensieri scarmigliati:

volto… voce…

mancanza e presenza,

acuta spina d’una rosa.

Figlia mia…

avrai mai l’esatta dimensione

del mio penare?